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Intro
Tempo fa mi imbattei in un vivaio, in Belgio, dove vendevano piante carnivore. Ne rimasi affascinata e le comprai, di tutti i tipi. Non sapevo nulla di queste piante, ma mi piaceva l'idea che mangiassero insetti. Quando ho cominciato a conoscerle ne sono rimasta entusiasta. Sono piante che si sono adattate a vivere in luoghi poveri di sostanze nutritive per cui hanno bisogno di queste sostanze dalla digestione degli insetti che rimangono intrappolati nelle loro foglie. Sono piante "vive", alcune si muovono per intrappolare le loro prede, alcune le attirano per farle cadere dentro ampolle in cui verranno digerite . Amo queste piante, amo il loro modo silenzioso ma letale di procurarsi il nutrimento di cui hanno bisogno.
Vi suggerisco anche il sito ufficiale della Associazione Italiana Piante Carnivore dove troverete tante informazioni e magari vi verrà voglia, come ho fatto io, di diventare Soci e anche Volontari.
Nel forum trovate argomenti inerenti le carnivore; problemi digestivi, curiosità e informazioni importanti, QUI
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Il substrato
Quando si coltiva una pianta carnivora si deve necessariamente usare un terreno specifico composto da torba acida bionda di sfagno e agriperlite.
La torba di sfagno è una terra che nasce dalla decomposizione dello sfagno; per essere sicuri di acquistare la giusta torba, bisogna verificare alcuni dati;
- il pH deve essere compreso tra 3 e 4.5. Al di sopra di questi valori la torba è da scartare
- Indice di von Post: è una sigla riconoscibile da una H seguita da un numero ed indica lo stato di decomposizione di una torba. H1 è la migliore, da H6 in poi sono da scartare.
Valori non sempre riportati:
- Ceneri: non superiori al 5%
- Sostanza Organica: superiore al 90%
- N-inorganico: ottimo se inferiore allo 0,5%
Purtroppo reperire questi materiali è difficile, a volte impossibile, dato che per le normali coltivazioni esistono altre soluzioni, come torbe per acidofile, o argilla espansa ma che per le carnivore sono assolutamente letali. Al posto della agriperlite si può usare il ghiaino di quarzo, in vendita nei negozi di acquari, ma bisogna essere certi della totale assenza di qualunque minerale, la prova più facile è prendere un mucchietto, metterlo in un piattino e versare del comune Viakal; se "frigge" è semplicemente da buttare perchè non idoneo. Altri materiali da ricercare sono lo sfagno, in genere si trova secco ma con un po' di fortuna, dopo un po' dall'averlo utilizzato misto alla torba, potrete vedere nascere dello sfagno vero, vivo e potreste così decidere di costruirvi una sfagnera.
Per le nepenthes il discorso cambia; occorre trovare del bark (sono pezzi di corteccia) deresinato, oltre a quello già nominato sopra. Anche il bark di cocco va bene.
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Le trappole
Le piante carnivore, adattandosi a vivere in ambienti poveri di sostanze nutritive, hanno trasformato il loro fogliame in trappole di varie forme e funzioni. Alcune foglie sono appiccicose in quanto cosparse di colla dall’odore gradevole per gli insetti, alcune sono a forma di cono, altre ancora sono a forma di ampolla; i tipi di trappola esistenti sono cinque.
ad ascidio: le foglie sono a forma di caraffa dove all’interno ci sono enzimi e/o batteri; l’insetto entra ma non riesce ad uscirne, morendo e venendo digerito lentamente. Fra le più comuni ci sono, con questa trappola, le Nepenthes e la Sarracenia Purpurea. Alcune Nepenthes, allo stato selvatico, possono raggiungere dimensioni notevoli, riuscendo a catturare occasionalmente piccoli mammiferi e roditori. A tal riguardo si racconta sul The American Weekly del 26 settembre 1920, che una pianta carnivora avrebbe divorato una ragazza in Madagascar nel 1828 (la stessa rivista riportò un fatto analogo che sarebbe avvenuto nel 1925 nelle Filippine). Naturalmente è molto improbabile che sia successo davvero!
Nepenthes
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adesive: le foglie hanno una sostanza collosa, vischiosa, più o meno visibile ad occhio umano. Questa sostanza attira la preda e una volta che l’insetto si appoggia alle foglie, ne viene intrappolato per la vischiosità. Alcune piante hanno sviluppato un sistema che permette loro di tenere saldamente la preda senza che l’acqua piovana le trascini via come la Pinguicola, altre invece si piegano su sé stesse racchiudendosi intorno all’insetto come la Drosera.
Drosera
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a tagliola: La Dionea Muscipula è l'unica pianta dotata di queste foglie che attirano la preda (mosche, vespe) e si chiudono rapidamente, intrappolandole all’interno dove poi inizierà il processo digestivo. All’interno delle foglie si trovano dei peletti che se stimolati dall’insetto le fanno scattare; la digestione avviene però solo se l’insetto continua a muoversi all’interno della trappola, per questo è indispensabile fornire alla pianta solo ed esclusivamente insetti vivi. La chiusura delle trappole, infatti, fa spendere molte energie alla pianta, e quindi farla scattare a vuoto o con una preda morta fa sì che la pianta si indebolisca rapidamente. Le trappole, dopo 3-4 catture (chiusure), diventa inutilizzabile e verrà sostituita da altre.
Tutto sulla dionea
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ad aspirazione: l’insetto viene risucchiato all’interno da una vescicola, cioè foglie modificate a sacco, che pompando ioni verso l'esterno, provocano una fuoriuscita d'acqua per osmosi e la conseguente creazione di un vuoto parziale al loro interno. La vescicola possiede una piccola apertura sigillata ermeticamente da una “porta”, e nelle piante acquatiche sono presenti anche dei lunghi “baffi” che quando sono stimolati aspirano la preda.Le Utricularie utilizzano queste trappole
a nassa: le prede sono attirate verso le foglie a forma di cono e poi spinte verso l’apparato digestivo dai peli presenti sulle foglie stesse.
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