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heel!_c.jpg Il cane vive in un regime "feudale"; voler adattare alla sua natura in nostro concetto di "democrazia" porta a risultati errati e spesso anche disastrosamente pericolosi.
Un cane ha bisogno di una guida, mentre lui deve occupare una posizione di subalterno. Eppure noi umani tendiamo a concedere al nostro amorevole cane dei privilegi che per lui non sono altro che dimostrazioni del suo elevato potere e altezza a livello di gerarchia. Pensiamo che sia pura cattiveria farlo mangiare dopo di noi, farlo passare dalle porte dopo di noi, o impedirgli di dormire con noi. Ma per il cane questi divieti sono dei chiari segnali della sua posizione inferiore alla nostra, per cui, nel momento in cui l'accetta (e un cane in linea di massima accetta ben volentieri di non essere lui il capo, perchè essere capo significa rischiare in prima persona, prendere decisioni, procacciare il cibo ecc.) è semplicemente un cane sereno, ben consapevole del suo ruolo e per nulla invogliato a soverchiare la gerarchia.
Un cane che non ha necessità di prendere in mano il comando, è un cane che non contesta le decisioni della sua guida umana, ma lo segue senza incertezze, non gli ringhia o, peggio, morde solo perchè si è avvicinato al suo cibo o al suo giaciglio.
E' un cane gestibile e sicuro.


stanchezza.JPG La coerenza dei nostri insegnamenti deve essere la base; quello che rende speciale il rapporto cane/uomo è l'empatia che si sviluppa fra loro.

I cani identificano immediatamente ogni nostro piccolo movimento, ogni nostra postura dettata dal nervosismo, dalla paura, dalla felicità o dalla tenerezza, e sanno approfittarne immediatamente per trarne maggiori vantaggi per se stessi.
Possiamo però trarre noi stessi vantaggi da questa immensa capacità del nostro cane; per farci capire basta davvero imparare a comunicare con il nostro corpo, che è più "sincero" e immediato della nostra voce.

Spesso i fallimenti nell'educazione del nostro cane dipendono da discrepanze fra il nostro comando vocale e la postura del nostro corpo. Dobbiamo essere coerenti e convincenti con entrambi gli strumenti, perchè come detto, al cane non sfuggirà di certo una benevolenza o divertimento per un disastro combinato che però ci fa anche divertire.
Ad esempio, se troviamo il cane sul letto, facilmente (soprattutto noi donne) ci inteneriamo; vedere il nostro cane acciambellato sulla parte del letto che occupiamo abitualmente, con gli occhi umidi e imploranti da cerbiatto abbandonato, ci procurerà una postura che farà trapelare tenerezza, benevolenza. Anche se gli stiamo dicendo di scendere da lì, il nostro corpo gli sta comunicando in realtà che c'è una breccia fra la nostra volontà vocale e il corpo. Se il cane è furbo, approfitterà senz'altro della benevolenza per continuare a riposare indisturbato nel nostro letto.


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Parole, parole, parole...

Alcune persone sono decisamente logorroiche, anche con il proprio cane. Personalmente parlo molto al mio cane, gli racconto chi ho incontrato, gli chiedo consigli, gli dico cosa devo fare. Lui ascolta, a volte mi strizza un po' gli occhi, a volte mi guarda un po' preoccupato, ma le mie parole non contano, sa che non sono indirizzate a lui: per lui conta solo la mia voce, e la tranquillità che gli deriva dal sentirmi.

In addestramento però, meno si parla e meglio è; dare un ordine al cane prevede una sola parola, chiara, decisa e non fraintendibile.
Dire al cane "seduto! Ti ho detto seduto! Seduto, forza! Quante volte ti devo dire di stare seduto?" non solo non serve a niente, ma fa capire al vostro cane che quello che volete da lui è solo chiacchierare. Alcuni cani alla fine si siedono, dato che sono animali intelligenti, più di alcuni padroni!
Chiarezza, brevità del comando, postura del corpo decisa, consapevolezza di quello che si vuole ottenere dal cane, rendono gli addestramenti piacevoli e appaganti per entrambi.



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Le punizioni

Si pensa che la punizione sia un sistema rapido per ottenere qualcosa dal cane; ma ha anche e soprattutto un notevole -e negativo- impatto psicologico sul cane, visto il suo radicato contesto sociale.
La cosa migliore sarebbe non arrivare affatto ad aver bisogno di punire il proprio cane; un errore da parte sua va perdonato, un comportamento errato invece va prevenuto. Se noi stabiliamo subito e sempre delle regole precise e le consolidiamo con la routine, il cane impara velocemente e senza dover subire le nostre punizioni.

Punire un cane perchè scava una buca in giardino o distrugge un libro, non gli dà chiarezza sul motivo della punizione. Per lui scavare una buca o fare a pezzi un libro non è un comportamento sbagliato, per cui la punizione verrà interpretata come una punizione a livello sociale, non relativa al fatto compiuto. Lui saprà solo che il suo capo branco ha degli scatti di rabbia e di ira senza capire il perchè.
E' dimostrato, ad esempio, che se un cane viene punito perchè in nostra assenza ha distrutto un libro, avrà paura della punizione anche se un libro viene distrutto da qualcun altro (o cade in terra). Sa che quell'azione comporta una punizione, ma non sa il perchè. Sa che fogli sparsi in terra, indipendentemente che li abbia sparpagliati lui, portano ad una punizione.
Nei casi in cui il cane distrugge qualcosa in nostra assenza, è più efficace una punizione "indiretta"; spruzzarlo con una pistola ad acqua senza essere visti o mettere delle trappole rumorose. Il cane si spaventerà quando cercherà di rovistare nell'immondizia, per cui rinuncerà.
In caso invece il comportamento indesiderato implichi la scalata gerarchica -in questo caso però è opportuno valutare il motivo per il quale il nostro cane sta scalando la gerarchia; valutiamo e modifichiamo i nostri atteggiamenti e comportamenti come prima cosa-, le punizioni devono essere chiare, nette e immediate. Un cane che tenta di mordere o ringhia al padrone perchè non vuole essere accarezzato o perchè non vuole che si avvicini al cibo, deve essere immediatamente bloccato con un'azione forte. L'azione forte non implica certamente una bastonata in testa, ma nemmeno un buffetto sul naso. Il buffetto non farà altro che bloccare il cane MOMENTANEAMENTE, e renderlo più forte e sicuro quando arriverà lo schiaffo fino a renderlo insensibile a punizioni più dure. Meglio un atto di forza iniziale, unico che tanti piccoli atti di forza nel tempo. Una punizione efficace è tale se funziona. Non c'è una regola base. Bisogna capire fin dove poter arrivare sul proprio cane e intervenire. Non è una questione di violenza nuda e cruda, ma bisogna trovare una punizione che per ogni singolo cane sia efficace. E non serve a niente, anzi peggiora la situazione, punire il cane a caso o non tempestivamente all'azione non voluta. Il cane eviterà semplicemente la persona che lo punisce, non l'azione che ha scatenato la punizione. Picchiare un cane perchè non è corso subito da noi al nostro richiamo, farà capire al cane che più lontano starà da noi e più sarà al salvo.


I premi

Legge dell'entropia; ci sono molti modi di sbagliare nel fare una cosa, ma uno solo per farla bene.


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Con questa regola ben impressa in testa, è possibile educare un cane in maniera più veloce e indolore. Quando fa una cosa fatta bene, lo si premia, ignorandolo (anche se a volte sembra impossibile!) quando sbaglia. Il cane adora le attenzioni benevole, ama il successo con il suo padrone e cercherà quindi di fare le cose che lo rendono sereno.
Ma non bisogna esagerare con i premi! Premiare il cane (che sia un bocconcino o una carezza o un elogio) lo distrae dal termine ultimo che deve raggiungere, farà sì che ogni azione sarà fatta frettolosamente e dipenderà in tutto e per tutto dalla gratificazione del premio dato dal padrone. Un cane che impara a fare qualcosa, lo fa bene anche per autogratificazione, autorinforzo. Lo fa perchè gli piace farlo, non solo perchè il padrone ne è contento e lo premia.
Accorrere al richiamo del padrone, camminare senza tirare il guinzaglio, sedersi al comando sono azioni che il cane, una volta apprese, farà per tutta la vita, senza bisogno di gratificazioni. La gratificazione arriva nel contesto generale, nella tranquillità e soddisfazione del padrone e per il piacere della compagnia che il cane trae dal padrone stesso.