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Cosa significa educare un cane? Significa impedirgli quei comportamenti errati e non voluti, significa avere un cane che ubbidisca ai nostri comandi, significa un cane che sappia capire cosa vogliamo da lui. Sembra facile, ma in realtà c'è ancora molta confusione e incertezza su cosa e cosa non fare per educare il cane.
Il cane vive in un regime "feudale"; questo implica che il nostro concetto di "democrazia" col cane non funziona, porta a risultati errati e spesso anche assolutamente pericolosi.
Un cane ha bisogno di un capo, di una guida mentre lui deve essere per forza un subalterno. Eppure noi umani tendiamo a concedere al nostro amorevole cane dei privilegi che per lui non sono altro che dimostrazioni del suo elevato potere e altezza a livello di gerarchia. Pensiamo che sia pura cattiveria farlo mangiare dopo di noi, farlo passare dalle porte dopo di noi, o impedirgli di dormire con noi. Ma per il cane questi divieti sono dei chiari segnali della sua posizione inferiore alla nostra, per cui, nel momento in cui l'accetta (e un cane in linea di massima accetta ben volentieri di non essere lui il capo, perchè essere capo significa rischiare in prima persona, prendere decisioni, procacciare il cibo ecc.) è semplicemente un cane sereno, ben consapevole del suo ruolo e per nulla invogliato a soverchiare la gerarchia.
Un cane che non ha voglia e necessità di prendere in mano il comando, è un cane che non contesta le decisioni del suo capo branco, che lo segue senza incertezze, che non ringhia o morde solo perchè ci si è avvicinati al suo cibo o al suo giaciglio.
E' un cane gestibile e sicuro.

Le punizioni Le punizioni

La punizione in sè è un sistema rapido per ottenere qualcosa dal cane; ma ha anche un impatto psicologico sul cane notevole, lui così radicato al contesto sociale. Punire un cane perchè scava una buca in giardino o distrugge un libro, non è chiaro al cane. Per lui scavare una buca o fare a pezzi un libro non è un comportamento sbagliato, per cui la punizione verrà interpretata come una punizione a livello sociale, non relativa al fatto compiuto. Lui saprà solo che il suo capo branco ha degli scatti di rabbia e di ira senza capire il perchè.
E' dimostrato, ad esempio, che se un cane viene punito perchè in nostra assenza ha distrutto un libro, avrà paura della punizione anche se un libro viene distrutto da qualcun altro (o cade per terra). Sa che quell'azione comporta una punizione, ma non sa il perchè. Sa che fogli sparsi per terra, indipendentemente che li abbia sparpagliati lui, significano una punizione.
Nei casi in cui il cane distrugge qualcosa in nostra assenza, è più efficace una punizione "indiretta"; spruzzarlo con una pistola ad acqua senza essere visti o mettere delle trappole per topi nei posti incriminati. Il cane si farà male (naturalmente bisogna pensare anche alle conseguenze, una trappola per topi può davvero procurare molto dolore, per cui è sempre bene limitare le assenze in caso si adotti una soluzione del genere) quando cercherà di rovistare nell'immondizia per cui rinuncerà.
In caso invece il comportamento indesiderato implichi la scalata gerarchica, le punizioni devono essere chiare, nette e immediate. Un cane che tenta di mordere o ringhia al padrone perchè non vuole essere accarezzato o perchè non vuole che si avvicini al cibo, deve essere immediatamente bloccato con un'azione forte. L'azione forte non implica certamente una bastonata in testa, ma nemmeno un buffetto sul naso. Il buffetto non farà altro che bloccare il cane MOMENTANEAMENTE, e renderlo più forte e sicuro quando arriverà lo schiaffo fino a renderlo insensibile a punizioni più dure. Meglio un atto di forza iniziale, unico che tanti piccoli atti di forza nel tempo. Una punizione efficace è tale se funziona. Non c'è una regola base. Bisogna capire fin dove poter arrivare sul proprio cane e intervenire. Non è una questione di violenza nuda e cruda, ma bisogna trovare una punizione che per ogni singolo cane sia efficace. E non serve a niente, anzi peggiora la situazione, punire il cane a caso o non tempestivamente all'azione non voluta. Il cane eviterà semplicemente la persona che lo punisce, non l'azione che ha scatenato la punizione. Picchiare un cane perchè non torna, facendolo quando finalmente è tornato, farà capire al cane che più lontano starà da quella persona e più sarà al salvo.

I premi

Legge dell'entropia; ci sono molti modi di sbagliare nel fare una cosa, ma uno solo per farla bene.

Con questa regola ben impressa in testa, è possibile educare un cane in maniera più veloce e indolore. Quando fa una cosa fatta bene, lo si premia, ignorandolo (anche se a volte è impossibile!) quando sbaglia. Il cane adora le attenzioni benevole, ama il successo con il suo padrone e cercherà quindi di fare le cose che lo rendono sereno.
Ma non bisogna esagerare con i premi! Premiare il cane (che sia un bocconcino o una carezza o un elogio) lo distrae dal termine ultimo che deve raggiungere, farà sì che ogni azione sarà fatta frettolosamente e dipenderà in tutto e per tutto dalla gratificazione del premio dato dal padrone. Un cane che impara a fare qualcosa, lo fa bene anche per autogratificazione, autorinforzo. Lo fa perchè gli piace farlo, non solo perchè il padrone ne è contento e lo premia.
Accorrere al richiamo del padrone, camminare senza tirare il guinzaglio, sedersi al comando sono azioni che il cane, una volta apprese, farà per tutta la vita, senza bisogno di gratificazioni. La gratificazione arriva nel contesto generale, nella tranquillità e soddisfazione del padrone e per il piacere della compagnia che il cane trae dal padrone stesso.